Cambiando!


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Buona Pasqua!

 

 

 

 

La Pasqua sara’ davvero “buona” solo se viene eliminata la crudele usanza di ammazzare i giovani agnellini!

Gli agnellini ispirano tenerezza quando li vediamo, eppure a un mese di vita vengono strappati alle madri, costretti a lunghi viaggi terribili ed estenuanti su TIR strapieni, per arrivare a un lurido macello in cui i cuccioli terrorizzati vengono immobilizzati, storditi, appesi a un gancio per una zampa e lì lasciati dissanguare.

Prima di essere appesi sentono l’odore del sangue e le urla di terrore dei loro compagni. Tutto questo, perché?  Solo perché a molti piace mangiarli!  Non potrebbe esistere un motivo più futile per sottoporre questi cuccioli a tanta sofferenza e alla morte.

Ma TU puoi fare la differenza!  

Non mangiare agnello a Pasqua!  

Non mangiare nessun animale, gli animali sono tutti uguali, tutti provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore.

Per il Menù di Pasqua visita la pagina di AgireOra

Per un’alimentazione “senza crudeltà” vai su: www.VegFacile.info


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Vegetali vincono sulla carne 10 a 1

Sostituire il consumo di carne bovina con cibi vegetali consente di risparmiare il 90% del territorio, il 96% di emissioni di gas serra e il 94% dei consumi di azoto (usato come fertilizzante): questo hanno calcolato quattro scienziati di varie università (USA, Israele, Svizzera) in un articolo pubblicato pochi anni fa (nel 2016) sulla rivista Environmental Science & Technology.

Questo studio si è concentrato su uno specifico tipo di carne, quella bovina, ma naturalmente lo stesso vale anche per le altre carni, dato che, in media, per produrre un kg di carne occorre coltivare 15 kg di vegetali (da usare come mangimi per gli animali), con conseguente enorme spreco di risorse.

I ricercatori, infatti, non hanno proposto di sostituire la carne bovina con altre carni, o pesce, o altri derivati animali, ma con cibi vegetali, soprattutto di legumi e frutta secca. A parità di calorie, grassi e proteine e in generale con un profilo nutrizionale simile anche per quanto riguarda minerali e vitamine, i ricercatori hanno dimostrato che si ottiene un enorme risparmio di risorse, un miglioramento della salute umana e una diminuzione del “conto della spesa” per i singoli cittadini.

E’ stata presa in esame la dieta media americana (e quella italiana purtroppo non se ne discosta molto) ed è stato ipotizzato di sostituire tutta la carne bovina consumata nell’anno con ingredienti vegetali. In questo modo, il risparmio in termini di impatto ambientale è ingente, come si nota in figura (l’area della parte verde e l’area della parte rosa sono proporzionali, rispettivamente, all’impatto della dieta che contiene manzo e a quello della sua sostituzione con prodotti vegetali). I valori rappresentati sono relativi al consumo medio per persona in un anno.

Per quanto riguarda il consumo di territorio (usato per la coltivazione dei mangimi e per il pascolo), la produzione di cibi vegetali richiede solo il 10% di terreni, le emissioni di CO2 sono del 4% rispetto alla dieta con manzo e i consumi di azoto del 6%.

Applicando questo “risparmio” alla dieta di un anno di tutti gli americani (320 milioni di persone), si liberano 370 mila km quadrati di terreni coltivabili e oltre 3 milioni di km quadrati di pascolo; si evita l’emissione di 278 milioni di tonnellate di CO2 e si risparmiano 3,7 milioni di tonnellate di azoto. Questo corrisponde rispettivamente al 27%, 4% e 32% dell’impatto totale nazionale.

Nelle loro conclusioni, i ricercatori fanno notare che i pascoli che verrebbero liberati eliminando gli allevamenti rappresentano un’area maggiore della somma delle estensioni di Alaska, Texas e California.

Il risparmio di azoto rappresenta un terzo del consumo totale di fertilizzanti negli Stati Uniti. Infine, il risparmio nelle emissioni di CO2 rappresenta il 4% delle emissioni totali negli USA, ma quasi la metà delle emissioni dovute al settore agricolo.

Notano inoltre come questo cambiamento avrebbe importanti miglioramenti sui disastri ambientali in atto: sulla “zona morta” (dove non esiste più vita animale e vegetale) nel Golfo del Messico, sulle terre semiaride dell’ovest, sulle specie selvatiche minacciate di estinzione e sul mantenimento della biodiversità.

Per quanto riguarda le altre carni, incluso ovviamente anche il pesce, e altri prodotti animali come latticini e uova, si tratta di prodotti che hanno un impatto ambientale molto maggiore dei vegetali e che sono consumati in quantità ancora maggiore rispetto alla carne bovina, nel corso dell’anno.

La loro completa eliminazione, con un passaggio a una dieta 100% vegetale, comporterebbe un risparmio di risorse molto maggiore, rispetto all’eliminazione di un solo tipo di carne.

Puoi calcolare il tuo personale risparmio di risorse passando a un menù 100% vegetale con l’applicazione web MioEcoMenu. Prova e vedrai quanto ciascuno di noi può diminuire la propria impronta ecologica con le sue personali scelte alimentari.

Calcola il tuo impatto!

Fonte:

AgireOra – I vegetali vincono sulla carne 10 a 1

Gidon Eshel, Alon Shepon, Elad Noor, and Ron Milo Environmentally Optimal, Nutritionally Aware Beef Replacement Plant-Based Diets, Environmental Science & Technology, Environ. Sci. Technol., 2016, 50 (15), pp 8164–8168.


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Ragù vegani per tutti i gusti

Per un ottimo ragù possiamo usare tanti ingredienti che non comportino la morte degli animali: possiamo utilizzare verdure miste, oppure le melanzane tritate, o lenticchie lessate. Altri due ingredienti che si prestano molto bene sono il granulare di soia disidratata e, ancora più gustoso e nutriente, il seitan, che si può trovare oggi facilmente in molti supermercati.

Ecco alcune idee:

  • Ragù di melanzane: tritare grossolanamente le melanzane e aggiungerle a un sugo di pomodoro fatto con pomodorini maturi, olio, uno spicchio d’aglio. Far cuocere assieme aggiungendo basilico, peperoncino, sale, pepe.
  • Ragù di verdure: far soffriggere in olio d’oliva un trito di cipolle, carote, sedano e unire un trito di aglio, prezzemolo e peperoncino. Sfumare con un bicchiere di vino bianco, unire il sugo di pomodoro, alloro, basilico e far cuocere 20 minuti.
  • Ragù di soia: reidratare in acqua calda salata 4-6 cucchiai di granulare di soia, tritare sedano, carota, cipolla e soffriggere in olio; aggiungere la soia strizzata e 4 cucchiai di concentrato di pomodoro. Successivamente aggiungere una lattina di pomodoro a pezzettoni e lasciar cuocere a lungo a fiamma bassa.
  • Ragù di seitan: come il ragù di verdure, aggiungendo, prima di sfumare col vino, del seitan tritato (meglio quello alla piastra, più gustoso, ma va bene anche naturale).
  • Ragù di lenticchie: lessare 250 g di lenticchie (bastano 20-30 minuti, oppure si possono usare quelle in lattina ben sciacquate) e nel frattempo tritare cipolle, carota, sedano, prezzemolo e poi soffriggere. Aggiungere le lenticchie, far saltare qualche minuto, sfumare con mezzo bicchiere di vino rosso e, una volta evaporato, aggiungete un vasetto di salsa di pomodoro. Far cuocere mezz’ora.

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VeganHome – Speciali cucina – Ragù vegani


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Nuovi spot pro-carne: la top-ten delle bufale

Avrete sentito parlare dei nuovi spot di Assocarni, finanziati anche coi soldi delle nostre tasse attraverso il Ministero delle politiche agricole e “orgogliosamente” realizzati da Rai Pubblicità, che hanno lo scopo di promuovere il consumo di carne bovina.

Un bel trio. I primi (Assocarni) fanno il loro mestiere di vendere il proprio prodotto – non importa a che prezzo in termini di salute umana, impatto ambientale e vite animali -, gli altri vogliono far credere di fare un servizio utile al Paese, utilizzando soldi pubblici. Chissà chi è il peggiore.

La top-ten delle bufale di questi spot

L’assurdità di questi spot, cui è stato dato il nomignolo, che vorrebbe essere simpatico, “la stellina della carne bovina”, è che dichiarano di voler educare il consumatore contro le “fake news” sul tema del consumo di carne.

E invece sono infarciti loro stessi di fake news, in aggiunta ad affermazioni fatte di “mezze verità” e omissioni, che quindi risultano fuorvianti in modo ancora più subdolo. I promotori non sono certo caduti nell’errore di veicolare affermazioni palesemente ingannevoli come “la carne è indispensabile”, visto che queste hanno già fatto ritirare in passato altre pubblicità del genere, incluse quelle pro-latte e latticini.

Ecco la top ten:

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Benessere e sicurezza alimentare degli animali

Affermano che tra i “principali volti della sostenibilità della carne bovina italiana” vi è anche il benessere degli animali: come no, un benessere fatto di prigionia in luoghi angusti, di menomazioni, di impossibilità a vivere come farebbero in natura; e infine il macello in giovanissima età, quando sono poco più che cuccioli.
Un viaggio verso la morte, un’attesa a sentire le urla degli altri animali e annusare il loro sangue pieni di terrore, uno stordimento che spesso non funziona, e poi sgozzamento, dissanguamento, squartamento. Chi vorrebbe per sé questo tipo di “benessere”?

2

La carne contiene numerosi nutrienti fondamentali

Per forza, tutti i cibi contengono nutrienti fondamentali, anche i più dannosi! Che in un cibo ci siano nutrienti fondamentali non significa che quel cibo in se stesso sia fondamentale (anzi, può essere altamente insalubre), ed è su questo fraintendimento che si fonda la “mezza verità”, peggiore di una bugia palese.

Quello che non dicono è che tali nutrienti fondamentali sono presenti anche in tutti i vegetali, ma senza essere accompagnati dalle “numerose sostanze dannose” che la carne contiene e che loro non nominano: grassi saturi, colesterolo, tutti i residui di sostanze chimiche, antibiotici e altri farmaci dati in pasto agli animali. Tutte sostanze che aumentano il rischio di malattie degenerative, incluso il cancro, come è stato riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Le piante soffrono?

Pensiamo invece agli animali che torturiamo ogni giorno.

E’ ricorrente sentirsi dire che “anche le piante provano dolore”, anche se di solito questa osservazione viene fatta solo per giustificare la perpetuazione di un dolore reale e tremendo, quello inflitto agli animali per mano umana: non c’è mai un reale interesse a non “far del male” alle piante.

La risposta della scienza

Volendo rispondere seriamente alla provocazione, possiamo semplicemente dire che, no, le piante non provano dolore, non hanno un sistema nervoso centrale né un cervello, quindi non possono “provare” nulla.

Certamente possono rispondere agli stimoli, ma questo non significa provare dolore. Per esempio, se un afide attacca una foglia, questo genera un impulso elettrico da una foglia all’altra.

Ma le piante non dispongono di nocicettori, il tipo di recettori che permettono di rispondere al dolore. E non hanno il cervello, quindi non dispongono dei meccanismi necessari per tradurre questi stimoli in una vera sensazione. Ecco perché le piante non possono sentire dolore.

Ma se si vuole ignorare la scienza e credere davvero che le piante sentano dolore, occorre tener conto che mangiare carne o altri prodotti animali comporta un consumo di piante molto maggiore: per ogni kg di carne, l’animale deve mangiare 15 kg di vegetali, in media. Perciò, si “uccidono” molte più piante consumando cibi animali piuttosto che nutrendosi direttamente di vegetali.

Pensiamo agli animali: loro sì soffrono

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I 5 miti più vergognosi dell’industria dell’allevamento

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Mito: “Gli animali sono trattati bene”

Prova a pensare di vivere per mesi o anni in questo spazio: ti sentiresti trattato bene?
(Foto di Jo Anne McArthur, We Animals – http://www.weanimals.org/)

Tenere rinchiusi gli animali in spazi piccolissimi in cui non si possono nemmeno muovere e poi farli a pezzi nei macelli, spesso ancora coscienti, tra le urla dei loro compagni uccisi prima di loro, difficilmente si può considerare un trattamento “umano”. Certo, non sono “maltrattati” dal punto di vista legale, ma solo perché la legge permette sugli animali d’allevamento trattamenti talmente orribili che, se applicati a un cane o un gatto, sarebbero reati penali e considerati da tutti crudeltà estrema.
Non esistono allevamenti “umanitari”: in ogni allevamento, grande o piccolo, gli animali sono imprigionati, sempre sofferenti, non possono vivere secondo la loro natura e la loro fine è SEMPRE il macello, a pochi mesi o anni di vita.

Ecco come vivono e muoiono gli animali negli allevamenti:
VIDEO: Carne da macello – o animali da salvare?

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