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Nuovi spot pro-carne: la top-ten delle bufale

Avrete sentito parlare dei nuovi spot di Assocarni, finanziati anche coi soldi delle nostre tasse attraverso il Ministero delle politiche agricole e “orgogliosamente” realizzati da Rai Pubblicità, che hanno lo scopo di promuovere il consumo di carne bovina.

Un bel trio. I primi (Assocarni) fanno il loro mestiere di vendere il proprio prodotto – non importa a che prezzo in termini di salute umana, impatto ambientale e vite animali -, gli altri vogliono far credere di fare un servizio utile al Paese, utilizzando soldi pubblici. Chissà chi è il peggiore.

La top-ten delle bufale di questi spot

L’assurdità di questi spot, cui è stato dato il nomignolo, che vorrebbe essere simpatico, “la stellina della carne bovina”, è che dichiarano di voler educare il consumatore contro le “fake news” sul tema del consumo di carne.

E invece sono infarciti loro stessi di fake news, in aggiunta ad affermazioni fatte di “mezze verità” e omissioni, che quindi risultano fuorvianti in modo ancora più subdolo. I promotori non sono certo caduti nell’errore di veicolare affermazioni palesemente ingannevoli come “la carne è indispensabile”, visto che queste hanno già fatto ritirare in passato altre pubblicità del genere, incluse quelle pro-latte e latticini.

Ecco la top ten:

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Benessere e sicurezza alimentare degli animali

Affermano che tra i “principali volti della sostenibilità della carne bovina italiana” vi è anche il benessere degli animali: come no, un benessere fatto di prigionia in luoghi angusti, di menomazioni, di impossibilità a vivere come farebbero in natura; e infine il macello in giovanissima età, quando sono poco più che cuccioli.
Un viaggio verso la morte, un’attesa a sentire le urla degli altri animali e annusare il loro sangue pieni di terrore, uno stordimento che spesso non funziona, e poi sgozzamento, dissanguamento, squartamento. Chi vorrebbe per sé questo tipo di “benessere”?

2

La carne contiene numerosi nutrienti fondamentali

Per forza, tutti i cibi contengono nutrienti fondamentali, anche i più dannosi! Che in un cibo ci siano nutrienti fondamentali non significa che quel cibo in se stesso sia fondamentale (anzi, può essere altamente insalubre), ed è su questo fraintendimento che si fonda la “mezza verità”, peggiore di una bugia palese.

Quello che non dicono è che tali nutrienti fondamentali sono presenti anche in tutti i vegetali, ma senza essere accompagnati dalle “numerose sostanze dannose” che la carne contiene e che loro non nominano: grassi saturi, colesterolo, tutti i residui di sostanze chimiche, antibiotici e altri farmaci dati in pasto agli animali. Tutte sostanze che aumentano il rischio di malattie degenerative, incluso il cancro, come è stato riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Le piante soffrono?

Pensiamo invece agli animali che torturiamo ogni giorno.

E’ ricorrente sentirsi dire che “anche le piante provano dolore”, anche se di solito questa osservazione viene fatta solo per giustificare la perpetuazione di un dolore reale e tremendo, quello inflitto agli animali per mano umana: non c’è mai un reale interesse a non “far del male” alle piante.

La risposta della scienza

Volendo rispondere seriamente alla provocazione, possiamo semplicemente dire che, no, le piante non provano dolore, non hanno un sistema nervoso centrale né un cervello, quindi non possono “provare” nulla.

Certamente possono rispondere agli stimoli, ma questo non significa provare dolore. Per esempio, se un afide attacca una foglia, questo genera un impulso elettrico da una foglia all’altra.

Ma le piante non dispongono di nocicettori, il tipo di recettori che permettono di rispondere al dolore. E non hanno il cervello, quindi non dispongono dei meccanismi necessari per tradurre questi stimoli in una vera sensazione. Ecco perché le piante non possono sentire dolore.

Ma se si vuole ignorare la scienza e credere davvero che le piante sentano dolore, occorre tener conto che mangiare carne o altri prodotti animali comporta un consumo di piante molto maggiore: per ogni kg di carne, l’animale deve mangiare 15 kg di vegetali, in media. Perciò, si “uccidono” molte più piante consumando cibi animali piuttosto che nutrendosi direttamente di vegetali.

Pensiamo agli animali: loro sì soffrono

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I 5 miti più vergognosi dell’industria dell’allevamento

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Mito: “Gli animali sono trattati bene”

Prova a pensare di vivere per mesi o anni in questo spazio: ti sentiresti trattato bene?
(Foto di Jo Anne McArthur, We Animals – http://www.weanimals.org/)

Tenere rinchiusi gli animali in spazi piccolissimi in cui non si possono nemmeno muovere e poi farli a pezzi nei macelli, spesso ancora coscienti, tra le urla dei loro compagni uccisi prima di loro, difficilmente si può considerare un trattamento “umano”. Certo, non sono “maltrattati” dal punto di vista legale, ma solo perché la legge permette sugli animali d’allevamento trattamenti talmente orribili che, se applicati a un cane o un gatto, sarebbero reati penali e considerati da tutti crudeltà estrema.
Non esistono allevamenti “umanitari”: in ogni allevamento, grande o piccolo, gli animali sono imprigionati, sempre sofferenti, non possono vivere secondo la loro natura e la loro fine è SEMPRE il macello, a pochi mesi o anni di vita.

Ecco come vivono e muoiono gli animali negli allevamenti:
VIDEO: Carne da macello – o animali da salvare?

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Partecipa alla stampa del ricettario vegan di AgireOra

Abbiamo approntato un nuovo ricettario vegan, il primo di una collana destinata a crescere nel tempo e che intende spaziare in vari settori della cucina vegan. In ogni libretto sono presentate un gran numero di ricette, con contenuti degni di un libro, ma resi in forma di opuscolo per tenere molto basso il prezzo di distribuzione, in modo da diffonderli più facilmente e capillarmente.

Il primo libretto contiene 80 ricette vegan stuzzicanti e fantasiose per i piatti di tutti i giorni e le occasioni speciali: primi originali, secondi sostanziosi, latti e formaggi vegetali autoprodotti.

Per procedere alla stampa ci serve il vostro aiuto: con una donazione di un importo a vostra scelta, potete darci una mano a raccogliere i fondi per la stampa e avere un certo numero di copie a prezzo scontato. Il libretto verrà distribuito a 2 euro a copia (1,50 euro per chi ordinerà almeno 10 copie), mentre per chi partecipa alla raccolta fondi è offerto a soli 1,20 euro a copia, più soltanto 5 euro di spese di spedizione.

Per donare: https://buonacausa.org/cause/stampa-ricettario-vegan

Dalla quarta di copertina:

Questo primo volumetto è costituito da 3 sezioni: la prima presenta 30 primi piatti vegan, a cura di Anna Cascone, insegnante e vegan food writer; nella sezione successiva troviamo illustrati 30 secondi piatti vegan con protagonisti i legumi, di Cinzia Murgia, medico, e Maria Luisa Perra, ostetrica (tutte ricette apprezzatissime e molto utilizzate dalle loro pazienti!). E infine una sezione con 20 ricette di latti e formaggi vegan da fare in casa a partire de legumi, cereali e frutta secca, di nuovo a cura di Anna Cascone.

Ogni sezione è arricchita da una prefazione delle autrici che fornisce preziose informazioni aggiuntive sull’argomento, sotto l’aspetto etico o nutrizionale.


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10 motivi per cui non c’è nulla di etico nella vita di un anti-vegano

Ci sono persone che si industriano a inventare assurdità per dar contro alla scelta vegan, spesso senza nemmeno sapere di cosa parlano. Questo avviene solitamente per ottenere visibilità, in particolare visite sulle proprie pagine e, di conseguenza, maggiori guadagni dai banner pubblicitari.

Il caso forse più eclatante di articoli contro la scelta vegan è stato pubblicato nel settembre 2017 col titolo “Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano“. Ma, senza arrivare a tanto, ce ne sono vari altri sullo stesso filone.

Cari autori di questi articoli, ecco perché non c’è nulla di etico in quello che fate:

1 Perché non possono esserci dubbi sul fatto che la scelta vegan sia del tutto adeguata, e anzi, vantaggiosa, dal punto di vista nutrizionale; salvi molti animali da sofferenza e morte; aiuti le popolazioni dei paesi non industrializzati; abbia un impatto molto minore sull’ambiente, permettendo di lasciare un pianeta migliore alle generazioni future.
Perché un numero sempre maggiore di persone decide di apportare piccoli cambiamenti nelle loro vite per migliorare le cose per tutti: indurre queste persone, con l’inganno, a non farlo, è imperdonabile.
Perché stai vendendo la vita degli animali, delle popolazioni più povere e il futuro dei nostri figli per qualche click sui banner dei tuoi inserzionisti.

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